» Il valore della provincia
Troppo spesso si pone in dubbio l’utilità del’Ente Provincia in un assetto istituzionale che è già caratterizzato dalla presenza dei Comuni alla base e della Regione e dello Stato ai vertici della struttura politico-amministrativa della Repubblica.
A coloro che trattano superficialmente la questione, e che non conoscono il reale funzionamento della Pubblica Amministrazione e le esigenze di servizi che nascono dalla comunità, finendo perfino a chiedere la soppressione di tale livello amministrativo, va ricordato che:
- La Provincia è inserita dalla Costituzione nell’elenco degli enti pubblici necessari, nel senso che la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città Metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. Il che significa che sia nel testo originario della Costituzione, sia nella sua modifica del 2001, la Provincia è stata riconosciuta nella sua utilità e nella sua necessità. Le Province non possono essere soppresse se non a seguito di una riforma della Costituzione, ben difficile da ottenersi.
- La Provincia è un ente indispensabile per l’espletamento di servizi che si pongono ad un livello intermedio tra Regione e Comune. Vi sono problemi che possono essere affrontati e risolti solo a livello di vasti ambiti territoriali: si pensi alle strade intercomunali, che sarebbe poco economico ed efficace affidare alle cure dei singoli comuni sul cui territorio esse passano; alle scuole superiori, che non sono solo al servizio degli studenti che risiedono nel comune in cui la Scuola ha sede, ma che intervengono a favore di una utenza studentesca che proviene da numerosi comuni del territorio; all’ambiente, che può essere compromesso da emissioni inquinanti di tipo liquido, gassoso e solido che provengono da un comune e che si riversano sui comuni contermini ed anche su quelli più lontani, senza alcun rispetto per i confini amministrativi; al mercato del lavoro, che riguarda una molteplicità di comuni; alla cura della fauna e della flora, che non rimangono confinati all’interno delle delimitazioni comunali, ma che si muovono o si diffondono sul ampi ambiti territoriali; e gli esempi potrebbero essere numerosi.
- Taluni chiedono la chiusura delle province nell’illusione di poter conseguire notevoli risparmi di spesa. Si tratta di un evidente errore, perch´ le strade devono comunque essere mantenute; e lo stesso vale per le scuole superiori, il sistema del collocamento deve essere curato, il territorio deve essere controllato e mantenuto. In assenza delle Province, tali funzioni dovrebbero essere assolte dai Comuni, o dalla Regione, o dallo Stato, cioè da qualche altro ente che sarebbe troppo piccolo o troppo grande rispetto ad una gestione efficiente dei problemi; l’unico vantaggio sarebbe costituito dall’eliminazione delle indennità per il Presidente e i Consiglieri provinciali, cui corrisponderebbero evidentemente gli svantaggi di un mancato controllo da parte degli utenti sulla quantità e la qualità dei servizi, svolto attraverso i Consiglieri provinciali liberamente eletti dalla gente; la democrazia ha evidentemente dei costi, che noi riteniamo sia giusto sostenere, se non vogliamo essere totalmente dipendenti da dirigenti che alla fine non rispondono a nessuno; gli altri svantaggi dipendono dal fatto che i servizi di area vasta sarebbero attribuiti ad enti troppo piccoli (i comuni) o troppo grandi e distanti dagli utenti, quali la Regione o lo Stato, per un efficiente esercizio di tali funzioni.
- Che le Province rispondano ad esigenze generalizzate è dimostrato dal fatto che esse esistono in tutte le parti del mondo. Si chiamino dipartimenti, contee, circondari, circoli, siano esse a struttura elettiva o di nomina dall’alto (Regione o Stato), esse esistono dovunque, perché fanno fronte ad un reale bisogno di organizzazione dei servizi pubblici. E tra organismi di tipo prefettizio (come le antiche Province, o le Prefetture slovene), preferiamo una amministrazione elettiva ove si eserciti il controllo democratico della gente.
Chi parla pertanto di soppressione delle Province, o ne mette in dubbio l’utilità, dà dimostrazione di incompetenza o di superficialità: non sa in definitiva di che cosa parla, sia esso il Presidente della Confindustria o il Segretario nazionale di un partito politico.